Dal diario di Etty Hillesum

 

Frasi tratte da domenica 9 marzo 1941

Quando si tratta di problemi della vita, posso spesso apparire come una persona ‘superiore’: eppure, nel profondo di me stessa, io sono come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato, e con tutta la mia chiarezza di pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito.

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Ed eccomi là, con la mia “costipazione spirituale”. E lui (Julius Spier) doveva metter ordine nel mio caos interiore, venire a capo delle forze contraddittorie che operano in me. Mi ha presa come per mano e mi ha detto: ecco, devi vivere così. Per tutta la mia vita ho desiderato che qualcuno mi prendesse per mano e si occupasse di me – magari sembro una persona coraggiosa che fa tutto da sé, e invece mi abbandonerei così volentieri alle cure di un altro. E ora questo sconosciuto, questo signor S. dal viso complicato, ha compiuto miracoli in una settimana: ginnastica, esercizi di respirazione, parole illuminanti e liberatrici sulle mie depressioni, sui miei rapporti con gli altri, ecc. ecc. All’improvviso ho cominciato a vivere in modo più libero e “scorrevole”, quel senso di “costipazione” è sparito, nella mia anima c’è un po’ più d’ordine è un po’ più di pace: adesso è ancora l’influenza della sua personalità magica a produrre quest’effetto, ma in futuro si formerà una base nella mia psiche, sarà un processo cosciente.

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 15 marzo 1941

Ieri pomeriggio abbiamo scorso insieme le note che mi aveva dato. Quando siamo arrivati alla frase: basta che esista una sola persona degna di esser chiamata tale per poter credere negli uomini, nell’umanità, m’è venuto spontaneo buttargli le braccia al collo. (…)

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Domenica, le undici

E adesso, improvvisamente, questo atteggiamento che per ora chiamo ” possessivo” è cessato. Mille catene sono state spezzate, respiro di nuovo liberamente, mi sento in forze e mi guardo intorno con occhi raggianti. È ora che non voglio più possedere nulla e che sono libera, ora possiedo tutto e la mia ricchezza interiore è immensa.

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Venerdì 21 marzo 1941

Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria, avevo la sensazione che ogni cosa che facevo non fosse ancora quella “vera”, ma una preparazione a qualcosa di diverso, di grande, di vero, appunto. Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena viverla ora, oggi, in questo momento; e se sapessi di dover morire domani direi: mi dispiace molto, ma così com’è stato, è stato un bene.

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 È tutto sbagliato un’altra volta. “Io voglio qualcosa e non so che cosa”. Di nuovo mi sento presa da una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca, tutto è in tensione nella mia testa (…)

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Martedì 25 marzo 1941, le nove di sera

È tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch’io. Restiamo certo un po’ impoveriti, – ma io mi sento ancora così ricca, che questo vuoto non m’è entrato  veramente dentro. Però dobbiamo tenerci in contatto col mondo attuale e dobbiamo trovarci un posto in questa realtà, non si può vivere solo con le verità eterne, così rischieremmo di fare la politica degli struzzi. Vivere pienamente, verso l’esterno come verso l’interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa.

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sabato 14 giugno 1941,

Di nuovo arresti, terrore, campi di concentramento, sequestri di padri sorelle e fratelli. (…)

Non siamo nient’altro che botti vuote in cui si sciacqua la storia del mondo.

O tutto è casuale, o niente lo è. Se io credessi nella prima affermazione non potrei vivere, ma non sono ancora convinta della seconda (…)

Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno di aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di ‘sfasciarmi’ sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all’improvviso mi ha permesso di andare avanti, con maggior forza.(…)

Mi sento piuttosto come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi, o almeno alcuni problemi del nostro tempo. L’unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte, trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi, e noi, poveri piccoli uomini, noi dobbiamo aprir loro il nostro spazio interiore, senza sfuggire.

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18 giugno 1941

La sorgente di ogni cosa ha da essere la vita stessa, mai un’altra persona. Molti, invece – soprattutto donne – attingono le proprie forze da altri: è l’uomo la loro sorgente, non la vita. Mi sembra un atteggiamento quanto mai distorto e innaturale.

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4 luglio 1941

Sono agitata, di una bizzarra, diabolica irrequietezza che potrebbe anche essere produttiva se sapessi che farmene (…) non so come andrà a finire con questo mio ‘scrivere’. Tutto è ancora caotici, non ho abbastanza fiducia in me stessa o, piuttosto, non sento veramente la necessità di dire qualcosa. Aspetterò ancora, fin quando tutto verrà fuori spontaneamente e troverà una forma: prima, però, devo trovare io stessa una forma, la mia forma. (…) Mi viene in mente un’osservazione recente di S.: “Lei non è affatto così caotica, lei ha solo il ricordo di quando trovava che essere caotici fosse più geniale che essere più disciplinati. Trovo che lei si concentra sempre molto bene”.

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Deventer, venerdì di sera, le undici

“Carico di significato”: devo avere il coraggio di vivere la vita con la “carica di significato” che essa pretende, senza per questo considerarmi pesante, o sentimentale, o innaturale.

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mercoledì

Con tutto il dolore che ho intorno, comincio a vergognarmi di prendere sul serio i miei umori. Eppure devi continuare a prenderti sul serio, devi rimanere il centro, e in qualche modo devi venire a capo dei fatti di questo mondo; in nessuna situazione puoi chiudere gli occhi, devi ‘confrontarti’ con questi tempi orribili, e cercare una risposta alle numerose questioni di vita e di morte che essi ti pongono. E allora forse troverai una risposta ad alcune di esse, non solo per te ma anche per gli altri. Sta di fatto che devo vivere, e che devo affrontare ogni cosa.

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 Venerdì mattina, le nove ( pag. 61)

Devo proprio diventare più semplice. Lasciarmi vivere un po’ di più. Non pretendere di vedere già dei risultati. Ora conosco la mia cura: acoccolarmi in un angolino e ascoltare quel che ho dentro, ben raccolta in me stessa. (…) farti passiva e ascoltare, riprender contatto con un frammento d’eternità (…)

martedì mattina, 9 settembre

Ieri, mentre tornavo a casa in bicicletta così indicibilmente triste e col cuore di piombo e mi sentivo passare gli aeroplani sulla testa, ho provato quasi un senso di liberazione al pensiero che una bomba avrebbe potuto metter fine alla mia vita. Ultimamente mi capita spesso di trovare che non vivere è più facile di vivere.

21 ottobre 1941, dopo pranzo

La nascita di un’autentica autonomia interiore è un lungo e doloroso processo: è la presa di coscienza che per te non esiste alcun aiuto o appoggio o rifugio presso gli altri, mai. Che gli altri sono altrettanto insicuri, deboli e indifesi. Che tu dovrai esser sempre la persona più forte.

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Sabato mattina

(…)

Da qualche parte in me ci sono una malinconia, una tenerezza e anche un po’ di saggezza che cercano una forma. A volte mi passano dentro dialoghi, immagini e figure, atmosfere. Questo improvviso affiorare di qualcosa che dovrà diventare la mia verità. Questo amore per gli altri che dovrà esser conquistato – non nella politica o in un partito, ma in me stessa. C’è ancora una falsa timidezza che mi impedisce di confessarlo. La ragazza che non sapeva inginocchiarsi e che pure lo aveva imparato, sul ruvido tappeto di cocco di una disordinata camera da bagno. Ma sono faccende intime, quasi più intime di quelle del sesso. Vorrei poter rappresentare in tutte le sue sfumature questo processo interiore, la storia della ragazza che aveva imparato a inginocchiarsi (…)

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Autore: Marta T

Blog: noirinrosa.wordpress.com

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